Frammenti su Arkeon

anti-sette, Arkeon, Tiresia, Teorie e tecniche di Arkeon, Vito Carlo Moccia, Caccia alle stregheApril 17, 2009 9:37 pm

Titolo originale del post: -
Autore: Articolo21
Data: 10 aprile 2008
Post originale

Prendo a caso un post di Tiresia (Ndr, gli scritti di Tiresia sono considerati una delle principali descrizioni uffciali critiche di Arkeon, scritte peraltro solamente da una persona che si definisce ex e mai verificati da esterni):

Tiresia in azione contro Arkeon 

[inizio citazione]
(Lettore, puoi immaginare come ci si può sentire in quella situazione? Amico psicologo, è lecito sottoporre le persone a questo tipo di violenze psicologiche senza prima, come minimo, avvertirle?
Avvocato, cosa può denunciare e a chi la persona che si trova in una situazione come questa? Caro Ministro di Grazia e Giustizia, non le sembra che sia ora di rivedere la legge sul reato di plagio? E sulle violenze psicologiche all’interno di questi gruppi di "consapevolezza"?).
[fine citazione]

Questa frase mi fa quasi esclamare "Alla faccia dell’obiettività e di aver solo raccontato quello che Tiresia ha visto (in quale film non l’ho ancora capito)!"

Questa invocazione retorica di Tiresia rivela ancora più chiaramente le tesi che Tiresia vuole confermare:

1. dimostrare sofferenza psicologica nei partecipanti
2. mancanza di consenso
3. equiparare a violenze psicologiche gli esercizi
4. preparare denunce
5. raccogliere informazioni
6. muovere anche a livello politico tutto il possibile contro il
metodo Arkeon ("Caro Ministro di Grazia e Giustizia, non le sembra che
sia ora di rivedere la legge sul reato di plagio?")
7. attivare psicologi e avvocati contro Arkeon

Come mi sono sentito io la prima volta che ho fatto le sedie? Emozionato, sì. Sarei tornato indietro: mai - perché era quello che avevo chiesto: non panicelli riscaldati, ma un percorso non psicologico, ma di reale, severa introspezione. Ero avvertito? Sì, perché, anche senza sapere i dettagli, ne avevo parlato con Vito, con altri e sapevo che non stavo per fare un corso di intellettualismo in poltrona.

C’era violenza psicologica? A parte che non conosco il termine da un punto di vista tecnico, ho avvertito, io personalmente, sì violenza in questi attacchi da me percepiti come ciechi, maliziosi e sarcastici di Tiresia.

anti-sette, Arkeon, Tiresia, Teorie e tecniche di Arkeon, Margaret Singer, Vito Carlo Moccia, Caccia alle streghe, Rogo mediaticoApril 6, 2009 1:48 pm

Titolo originale del post: -
Autore: Articolo21
Data: 10 aprile 2008
Post originale

Prendo a caso un post di Tiresia (Ndr, gli scritti di Tiresia sono considerati una delle principali descrizioni uffciali critiche di Arkeon, scritte peraltro solamente da una persona che si definisce ex e mai verificati da esterni):

Arkeon, il ki training non era obbligatorio

"Fare il ki-training era assolutamente obbligatorio e chi arrivava in ritardo o non si presentava, veniva ripreso in modo diretto o indiretto dal maestro che sottolineava la sua "mancanza di impegno" o simili facendogli fare una figuraccia davanti al gruppo."

Questa poi. La maggior parte dei maestri non faceva il ki-training alzandosi tardi, compreso Tiresia (sbagliando secondo me, ma fatti loro). Ricordo persone che non lo facevano o arrivavano tardi o ne saltavano una buona parte per fumare (sigarette non salvia) e chiacchierare e mi sembra che non siano state riprese particolarmente.

Poi c’è l’aspetto caratteriale, indubbiamente: io sono permaloso, ma se qualcuno mi dice sorridendo "ti piace dormire, eh?", la prendo bene. Anche se qualcuno si sente figo per essere perfetto nell’orario rispetto a me, sorrido anche io. C’è chi lo prende come un’offesa imperdonabile o una figuraccia davanti al gruppo - ma sarebbe lo stesso a scuola o al lavoro (anzi peggio).

Che descrizione dell’atmosfera soggettiva dà Tiresia, comunque!

Poi c’è un’altra considerazione cioè chi partecipava ad un intensivo formava un gruppo che arrivava con la testa piena dei propri problemi contingenti e, per sua scelta, voleva passare del tempo ad esplorare, insieme agli altri, le cose importanti della vita.

Avete mai partecipato ad un gruppo di lavoro (non di ricerca personale, ma professionale)?

Provate a vedere come funzionano quelli che vengono a una riunione sì e tre no. Non sanno di cosa si parla, hanno altro per la testa, rallentano il progresso. Per cui, alla fine, come accadeva, chi saltava qualche attività lo faceva poche volte. Insomma se un gruppo fa un corso di sci insieme per una settimana, non è che si può saltare una lezione su due. Perché poi sulla pista nera si fa perdere del tempo a tutti. Da cui l’incoraggiamento a partecipare - sempre fatto con cortesia e lasciando la libertà di esserci o no.

anti-sette, Arkeon, Tiresia, Teorie e tecniche di Arkeon, Margaret Singer, Caccia alle streghe, Rogo mediaticoMarch 24, 2009 9:37 pm

Titolo originale del post: -
Autore: Articolo21
Data: 10 aprile 2008
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Aikido

Prendo a caso un post di Tiresia (Ndr, gli scritti di Tiresia sono considerati una delle principali descrizioni uffciali critiche di Arkeon, scritte peraltro solamente da una persona che si definisce ex e mai verificati da esterni):

"Il ki-training dura circa 2 ore e si tratta di una serie di esercizi, prettamente fisici, che dovrebbero aiutare ad acquisire il "potere personale"."

Mi piace l’uso sapiente dei modi dei verbi (condizionale qui, indicativo là). Comunque, gli esercizi sono simili a quelli dell’Aikido. Il che può piacere o meno. Basta documentarsi sull’Aikido per vedere la straordinaria efficacia. Era parte dell’approccio che poteva piacere o meno, ma è comune.

 

cerchio, anti-sette, Arkeon, Tiresia, Teorie e tecniche di Arkeon, Cesap, Vito Carlo MocciaMarch 22, 2009 9:18 pm

Titolo originale del post: -
Autore: Articolo21
Data: 10 aprile 2008
Post originale

[…]

Bambino che canta Prendo a caso un post di Tiresia (Ndr, gli scritti di Tiresia sono considerati una delle principali descrizioni uffciali critiche di Arkeon, scritte peraltro solamente da una persona che si definisce ex e mai verificati da esterni):

"Le persone, a turno, dovevano cantare il proprio nome e subito dopo, ad un cenno del maestro, tutto il gruppo doveva ripetere il nome di quella persona così come essa lo aveva cantato, accentuando i tratti che potevano risultare imbarazzanti, tipo la voce un po’ tremolante, o flebile, o stonata o quant’altro, creando, quindi, un sicuro imbarazzo in chiunque, come ben spiega … motivandone chiaramente il fine."

Io dico, a titolo personale: nella sala, era chiesto alle persone, per presentarsi, di cantare il proprio nome, invece di dirlo.

Si è trattato di un momento, che ci ho messo anni a considerare piacevole. Non mi è venuto mai in mente di non farlo perchè, se avevo scelto di andare ad un intensivo, era per fare le attività proposte (anche se quando non me la sentivo proprio, mi sono tirato indietro).

In tanti contesti mi sono sentito imbarazzato ad espormi.

In Arkeon no, perché ho trovato che anche la "lieve presa in giro" se c’era era proprio benevola e con il sorriso sulle labbra.

Il sicuro imbarazzo di chiunque? Io, timido e stonato, mi sono sempre sentito accolto. Ma molti non sono timidi. In più, più persone cantavano, più ci si rilassava: e quindi da un nome monotonico si passava ad un gorgheggio ripetuto. Quando poi sono capitate cantanti liriche l’imbarazzo era più per il gruppo che ripeteva che per loro che cantavano. Ma, poi, queste cose non le fanno pure i boyscout e gli oratori?

Tutto dipende da quanto è accogliente chi conduce e in questa fase io ho trovato totale accoglienza.

Qui si tocca un punto importante del lavoro di Vito Carlo Moccia.

Potete chiedere ad un bambino di cantarvi una canzone (superando spesso un po’di vergogna) e poi prenderlo in giro: è terribile, rompete un’innocenza.

Di solito, infatti, impariamo a non esporci più nella vita. Ad Arkeon, il tentativo (riuscito) di Vito era di fare proprio il contrario: invitare il bambino a cantare la sua canzone e fargli i complimenti per aprire il suo cuore alla fiducia. Pian piano anche ad insegnarli, e torno all’esercizio, che una presa in giro bonaria, una piccola critica, non è una ferita, ma una cosa su cui si può ridere insieme.

E che forse è anche bene non prendere troppo sul serio se stessi.

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